Storie e parole libere

La prima parte di un carteggio semi-serio tra amici per le pelli. Una gita da fare e pensieri vari su vita, morte e miracoli.

         Da:    w.scialpi61@yahoo.it
Oggetto:    fiocchi di neve
Data:    3 dicembre 2008 14:36:16 GMT+01:00
            A:    l.graspa@baitaspersa.it

Caro L. ,
è un po’ che non ci si sente, da quanto ?… Dall’estate, giusto ? Spero che tu stia bene, io sto tranquillo. Qui oggi è sceso il primo fiocco di neve. Timido: era da solo. L’ho visto galleggiare nell’aria secca e grigia sopra il tetto di fronte, sembrava quasi indeciso a posarsi.  Ha giocato nella corrente ascensionale di un comignolo e poi ha appoggiato il culo su un coppo, dissolvendosi all’istante. E’ stato bellissimo, una vita riassunta: nascita, turbolenze, indecisioni, gioie, morte. Sono rimasto alla finestra, a guardare in alto per un po’, ma dopo di lui non ne sono scesi altri e l’aria è rimasta grigia e secca. Quasi avessero paura di fare la stessa fine.
Spero comunque che nei prossimi giorni ne scenda di neve. Hai voglia di farti qualche gita ?  Io sì e sento le mie pelli che si stanno stirando per uscire dal letargo. Buffo, sono le uniche pellicce che vanno in letargo d’estate. Ci sentiamo nei prossimi giorni.
Un abbraccio
W.

         Da:  l.graspa60@baitaspersa.it
Oggetto: R: fiocchi di neve
      Data: 4 dicembre 2008 21:30:08 GMT+01:00
            A:  w.scialpi61@yahoo.it

Caro W.,
è un piacere sentirti e sapere che stai tranquillo. Io sto bene e così moglie, figli e boschi. Qui di fiocchi n’è già scesi tanti, ma tanti. Venivano giù come i parapendii d’estate dal Corno Secco: i primi mulinando lenti e grossi, poi sempre di più e più pesanti, fino a quando neve e aria sono diventati un’unica tenda bianca. Mi fa venire sempre le lacrime la prima neve, sai W. E’ come se ogni volta ridiventassi bambino e credessi che tutto questo bianco potesse lavare il sangue dal mondo; rimango anch’io a guardare dalla finestra, poi esco e alzo la faccia al cielo e prendo tutti i fiocchi a bocca aperta. Ti confiderò una cosa: alle volte al mattino presto, quando sento che non ci sono suoni, perchè quelli se li mangia la neve e il silenzio fa più rumore dei suoni, poca luce e niente gente, che dorme ancora, esco dalla parte della legnaia e mi metto nudo a prendere i fiocchi. Sento il loro solletico e mi viene da ridere; un po’ per il solletico e un po’ per la faccia che farebbe la gente se mi vedesse. Quando la luce diventa chiara rientro e mi butto nella vasca da bagno. Allora sono pronto per lavorare e far fatiche. Perchè il corpo è rinfrancato e la mente è sgombra, fresca. Dovresti provarci W.
Sì, ho voglia di far salite nella neve; sto preparando l’attrezzatura .

Stai bene
L.

         Da:    w.scialpi61@yahoo.it
Oggetto:    Avventure appenniniche
      Data:   10 dicembre 2008 19:16:47 GMT+01:00
            A:   l.graspa60@baitaspersa.it

Caro L.,
sei strano, sai, ma forse è questo che mi ha colpito quando ci siamo conosciuti. Hai del talento nella tua stranezza. Direi che tu sia un artigiano della stranezza. Credo che proverò a mettermi nudo sotto la neve. Devo solo capire come non farmi vedere dai vicini che vivono di fronte; magari di notte. Comunque. Volevo raccontarti il mio 8 dicembre. Alla fine i fiocchi indecisi hanno dovuto scendere e lo hanno fatto in massa, così i primi sono morti sui tetti, sull’erba e sulle piante, un po’ come quei soldati del 700 che combattevano in piedi, a file e che quando venivano colpiti ce n’erano subito dietro altri a rimpiazzarli. Ma poi erano talmente tanti che hanno iniziato a resistere sono diventati un manto. Per usare un’immagine meno poetica, ne è venuta una gamba, come diciamo noi. Questo è stato il 5 dicembre. Non so da voi, ma qui è nevicato per due giorni di fila, fino al 7. L’8 eravamo tutti pronti a pestarla. Abbiamo dovuto scegliere una gita semplice e sicura, ovviamente; con tutta la neve ed il vento che c’è stato, il rischio di rimanere sotto un lastrone era vicino alla certezza. La scelta è caduta sul Monte Tallone; una cima facile ma godevole vicino al Monte Achille. Ti ricordi il Tallone ? È quello che abbiamo salito insieme qualche anno fa, quando siete scesi tu e Franz a trovarmi. Quello dove Franz si è addormentato in cima, al sole e un gracchio gli ha cacato sulla faccia. Ma sto divagando. Allora siamo andati io, Ermes, quello alto due metri che hai conosciuto anche tu, Oliviero e il giovane Buzzi figlio.   Ritrovo al bar Camillo di Selvarustica, quello che fa il gnocco fritto dalle 6 del mattino: due pezzi a testa tuffati nel cappuccino e poi su fino all’inizio della forestale che porta al Malaguzzo. Almeno due metri di neve ai fianchi della strada; nell’ultimo pezzo la Panda 4×4 di Ermes sguizzava da tutte le parti che sembrava un pesce gatto. Comunque alle 8.00, con -7 gradi di freddo, mettevamo gli sci. Meno male che avevo messo su le pelli la sera prima in garage, perchè Ermes e gli altri  hanno litigato con le loro per mezz’ora buona prima di riuscire a stenderle: Oliviero sembrava Houdini quando deve liberarsi delle catene: dei contorcimenti e delle bestemmie col rinculo. Lo sai anche tu, se non prepari la roba in anticipo, la prima gita dell’anno è sempre così.
Alla fine siamo partiti e siamo saliti piano fino alla sella tra il Tallone e l’Achille, una vita da briganti a batter traccia. Ci siamo dati i turni in testa e dalla sella abbiamo guardato giù: uno spettacolo che non vedevo da anni. Una selva di neve che sembrava non aver fine, tutto coperto, pendii, alberi, case, torrenti, tutto: una glassa succulenta da scivolare. Già mi pregustavo la discesa in tutta quella polvere… Abbiamo tolto gli sci, li abbiamo infilati nella neve ed iniziato a salire a piedi gli ultimi centocinquanta metri di cresta verso la cima: io davanti, poi Ermes, Buzzi figlio e in fondo Oliviero. A un certo punto ho sentito  pof ! E improvvisamente  la litania di madonne è cominciata; mi sono girato e ho visto Ermes con la faccia da matto guardare il suo scarpone nella neve, aperto in due come una cozza mangiata. Il fatto è che Ermes, un po’ per il suo 48 di piede e la difficoltà a trovare due scarponi adatti, un po’ perchè è una grande pluma, andava ancora in giro con i Condor 101 di quando ha fatto il corso CAI nel 1984. Ermes, chiamasi cedimento strutturale, gli ho detto cercando di restare serio, la plastica vecchia fa così. Buzzi figlio, piegato in due dal ridere, si è pisciato addosso, Oliviero che conosce un po’ meno Ermes, cercava di stare più serio ma senza farcela. Sono sceso verso di lui ed abbiamo esaminato la situazione; eravamo ad almeno un’ora di discesa con gli sci dalla macchina. Beh puoi scendere cercando di stare su uno sci solo, gli ho detto, cercando di non ridere. Mi ha guardato con uno sguardo selvatico. Mentre è lì che raccoglie le due valve del Condor, si sente di nuovo pof ! E anche l’altro scarpone si apre in due come una mela. A quel punto Ermes si è seduto nella neve con la testa fra le mani, che sembrava il pensatore di Rodin, mentre noi abbiamo perso tre anni di vita per l’apnea delle risate.  Scendere a piedi con quella neve voleva dire almeno  tre , quattro ore di cammino faticoso, in neve fresca e profonda. Ma c’erano alternative ? No, non ce n’erano. Oliviero allora ha tirato fuori una sportina della Coop  dove aveva dentro i panini, io una della Lidl, dove vado ultimamente perchè c’è la crisi e lì si compra meglio che alla Coop. Gliele abbiamo infilate sopra le scarpette mezze scucite dei Condor e col mio nastro isolante per le emergenze gliele abbiamo nastrate ben bene attorno ai polpacci. Sì, perchè Ermes, per via del suo braccino corto, usa una vecchia salopette Trabaldo alla zuava del 1977 che con gli anni si è accorciata e gli lascia i polpacci scoperti. Quando c’è bufera o molto freddo la parte scoperta del polpaccio diventa color prugna, uno spettacolo mica bello. Beh insomma, così abbiamo cominciato a scendere. Oh, la neve era fantastica e noi abbiamo fatto una sciata da urlo. Quando Ermes è arrivato giù sembrava Dorando Pietri: barcollava ed era mezzo nudo per tutti i voli fatti nella neve alta un metro e per le trappole sepolte dei faggi. Non ha detto beo: è salito in macchina senza neanche togliersi le sportine dai piedi e ha dormito fino a casa. Non l’ho ancora risentito dall’8, ma se combiniamo qualcosa su da te ha detto che lui c’è. O almeno l’aveva detto prima del cedimento strutturale.
Bene, scusa delle chiacchiere, ci sentiamo presto. Magari viene bene una gita prima di Natale, così ci facciamo anche gli auguri.

A presto.
W

         Da:       l.graspa60@baitaspersa.it
Oggetto:  R: Avventure appenniniche
      Data: 13 dicembre 2008 22:0:08 GMT+01:00
            A:   w.scialpi61@yahoo.it

Caro W.,
il tuo racconto mi ha fatto proprio pisciar dal ridere. Certo che me lo ricordo Ermes, alto e grosso  da far impressione.
Anche qui è venuto giù un monton di neve. Proprio per questo il giorno dell’immacolata ho lavorato. Ho dovuto spalare il tratto fra la legnaia e la casa, che se no non riuscivo più a portare legna in casa; sai, c’è un metro e mezzo di neve tutto intorno. Le pelli però le ho messe ieri, per andare su nel mio bosco sopra Cadino a vedere com ‘è messa la baita. Meno male che avevo cambiato le assi vecchie ‘st’estate, perchè c’è un metro di neve sul tetto: bellissimo.  Quand’ero bambino era così tutti gli inverni, poi è cambiata. Si è asciugato il mondo. E così anche le persone, si sono asciugati tutti. Le persone si sono inaridite come torrenti d’estate; sembra proprio che nessuno riesca più a far uscire  le proprie lacrime, di gioia o di dolore. Non fanno uscire niente. Fingono. Altri esagerano. Per esibizionismo, non per verità. Sono andato al funerale di Luigi Rasom, il maestro di sci che si è tuffato in macchina giù da un tornante della strada del Gavasio, a novembre. Era sbronzo perso. Siamo stati ragazzini insieme io e Luigi, lui un mago con gli sci, io meno, e poi non mi piaceva stare a insegnare ai cittadini. Quando è uscita la bara tutta la gente ad applaudire. Che cazzo applaudite, ho pensato. Cosa c’è da applaudire ? Non ha fatto niente di speciale il Luigi, anzi, ha fatto la cosa più normale del mondo: è morto. Non è un eroe che devi ricordare al mondo quanto è stato coraggioso. Anzi se proprio vogliamo dirla tutta, è morto come un cojòn, a 45 anni, bevuto fin sopra i capelli. Ecco, l’ho detto. Ma la gente si sente meno disperata se fa rumore, anche nella morte. Forse vuol sfidare la propria morte con gli applausi, come a dire: vedi schifosa che non abbiamo paura ? Io ho tuffato le orecchie nella lana cotta della giacca  mi sono incamminato e gli ho dedicato mentalmente un haiku inventato lì per lì. Ti piacciono gli haiku ? Questo è il mio per Luigi:

beve piano l’uomo solo.
Poi esce nel turbine d’inverno.

Lo so che è una roba così, senza valore, ma era per lui. Io gli applausi li tengo per gli artisti, i saltimbanchi o i compleanni dei miei figli. Per quelli che vivono e fanno vivere, non per i morti. Ai morti preferisco lasciare il silenzio della neve e qualche pensiero. Scusami le idee un po’ cupe. Per tornare a noi, sarebbe bello fare una gita il 20, che è il sabato prima di Natale. Se venite su non trovate neanche tanta gente, che quella arriva tutta il 24 o il 26. Possiamo andare a fare la Punta Salata, che è sicura anche appena nevicato. Io sabato vado su anche da solo, però spero di vedervi. In ogni caso preparo i letti nella stanza sotto il  fienile; se venite bene, se no son pronti per la prossima volta.

A presto, stai bene.
L.

         Da:   w.scialpi61@yahoo.it
Oggetto:  Gita
      Data:  18 dicembre 2008 19:55:47 GMT+01:00
A:    l.graspa60@baitaspersa.it

Caro L.
hai ragione, neanche a me piacciono gli applausi ai funerali, fanno un brutto rumore. Io amo la musica, che è poi poesia che scivola sulle note. O il silenzio.
Grazie dell’invito. Io e Ermes veniamo su di sicuro, Buzzi figlio e Oliviero non credo. Forse si aggrega una ragazza del CAI che ha fatto il corso l’inverno scorso, brava e tanta passione. Le donne sì che hanno fibre, caro L., mica gli uomini. Le donne stringono i denti e fan cantare i muscoli e le bocche, se la passione le muove. Forse si ricordano del parto anche quando devono ancora affrontarlo; è una memoria del futuro scolpita nei loro geni, un codice perfetto che dice loro le cose, cose che gli uomini non capiscono. Non tutte magari, ma molte di quelle che ho conosciuto sono così.  Insomma, comunque io e Ermes veniamo su. Ah, Ermes ha comprato gli scarponi nuovi, dopo aver fatto un funerale vichingo ai suoi vecchi Condor. Il lunedì dopo la discesa con le sportine, aveva i piedi che sembravano avvolti in un foglio di pluriball, sai quel nylon a bolle che usano per proteggere i pacchi ? Invece erano vesciche. E’ andato persino al lavoro in ciabatte…Meno male che fa l’idraulico in proprio e non lavora in banca. In ogni modo si è fatto convincere dal negoziante e ha comprato un completo ultra leggero: scarponi, più sci, più attacchi. D’altronde gli scarponi non erano la sola cosa antica che usava…Ha detto che a cinquant’anni anche i 100 grammi contano, soprattutto in salita. Io gli ho detto che anche i 100 chili contano, soprattutto gettati in un omone di 1 metro e 99. E forse l’ultra leggero non è proprio il consiglio più adatto, ma ormai…Vedremo come se la cava sabato.
Allora, noi partiamo venerdì nel tardo pomeriggio, direi verso le sei; ci fermiamo a mangiare qualcosa al Prinzhof all’uscita dell’autostrada e se tutto va bene siamo da te per le dieci e mezza. Tanto sei ancora sveglio a quell’ora, giusto ?   Ci vediamo sabato.

Ciao.
W.

         Da:      w.scialpi61@yahoo.it
Oggetto: R: Gita
      Data: 18 dicembre 2008 21:05:47 GMT+01:00
A:   l.graspa60@baitaspersa.it

Caro L.
un aggiornamento doveroso e di rispetto: la ragazza si chiama Laura, è bella come un angelo e profuma di vaniglia. Viene su di sicuro e siamo tutti più felici. Per dormire non c’è problema, ci arrangiamo con una materasso per terra e un sacco a pelo.

Ciao.
W.

         Da:      l.graspa60@baitaspersa.it
Oggetto: R:R: Gita
      Data: 19 dicembre 2008 07:10:08 GMT+01:00
            A:   w.scialpi61@yahoo.it

Caro W.
sono felice di sapere che venite e che portate finalmente una quota di bellezza quassù. Anche le montagne sono belle, ma non sanno di vaniglia.  Ho già preparato il letto anche per Laura: il mio.  Piaciuta ?  No ? Beh, neanche alla Luisa che sta leggendo in diretta.
Vi aspetto per venerdì sera; non preoccupatevi per l’orario che tanto devo sciolinare gli sci.  Non mangiate troppo al Prinzhof e soprattutto non bevete, che i carabinieri al venerdi sera si appostano all’uscita di Aldano e stracciano patenti una via l’altra.

A stasera.
L.

         Da:      w.scialpi61@yahoo.it
Oggetto: R: R: Gita
      Data: 20 dicembre 2008 11:34:41 GMT+01:00
           A: l.graspa60@baitaspersa.it

Caro L.
so che hai ricevuto il mio SMS ieri sera tardi, ma bisogna che ti racconti bene com’è andata. Tutto è perfetto e pronto per le sei di venerdi pomeriggio; ci  troviamo sotto casa mia e prendiamo la macchina di Ermes, che ha il portasci. Alla fine decide di venire anche Buzzi figlio, quindi partiamo in quattro: io, Ermes, Laura e Buzzi figlio. Tutto bene fino all’uscita dell’autostrada; poi ci  fermiamo come da programma al Prinzhof per  mangiare. Io ricordo a Ermes il tuo consiglio. Bevi poco, Ermes, che i carabinieri fuori Aldano al venerdi sera controllano. Ci sono giovani che bevono o prendono pasticche e poi si spalmano sugli alberi o sui muri. La gente magona e lo stato controlla. Ho cinquant’anni e non ho mai preso una multa in vita mia, mi risponde Ermes. Laura non dice niente, che non lo conosce; Buzzi gli racconta di suo cugino che lo hanno fermato, ritirato la patente e sequestrato la macchina. Ermes, visto che conosce anche suo padre e c’ha confidenza, lo manda a cagare. Tutto bene fino a fine cena, poco vino e molta acqua. Poi arriva una Roner riserva barricata. Ermes c’ha pochi vizi e, come ben sai, non spende molto. Ma la grappa gli toglie lucidità ancora prima che inizi a berla: gli ricorda suo padre che la distillava in casa e diventa sentimentale. Partono alcuni giri e dopo il quarto ricordo a tutti che dobbiamo venire su da te. Paghiamo, o meglio pagano, perchè io nella fretta ho dimenticato a casa il portafoglio, usciamo e ci mettiamo in macchina. Ermes sei sobrio, chiedo. Stai scherzando. Per quattro grappe, mi snobba. Va bene. Partiamo, imbocchiamo la statale, attraversiamo Aldano e puntuali come la digestione ecco i carabinieri. Uno dei due si affaccia sulla strada come da un balcone, alza la paletta ed è fatta. Ermes, alita poco, gli dico, stai a distanza e forse va liscia. Patente e libretto. Buzzi figlio è muto come un pesce, Laura pure. Io guardo e patisco. Ermes non fiata. Letteralmente. Cerca persino di farsi più piccolo. Impossibile. Può scendere per piacere, sibila secco il carabiniere e io sento che siamo nei guai. Lo guidano alla loro macchina e dal basso in alto gli piazzano in bocca il boccaglio dell’alcolimetro. Signor B. lei supera i limiti consentiti di quattro volte; la sua patente è sequestrata. E comincia a scrivere il verbale. Ermes impallidisce, balbetta qualcosa e cade in trance. Può far guidare uno dei suoi amici. Ci guardiamo tutti e in qualche modo sappiamo che la gita non si farà. Io ho dimenticato il portafoglio a casa; Laura non ha la patente e viene fuori che Buzzi figlio non ha cugini ma soprattutto che non ha nemmeno più la patente, visto che è lui quello a cui l’hanno ritirata e sequestrato la macchina. Mi vergognavo a dire che ero io, fa. Ermes lo manda di nuovo a cagare. I carabinieri sospirano. La macchina resta qua, potete dormire al Prinzhof, consiglia uno dei due. Ci seguono per controllare che non bariamo e poi militarmente salutano. Concludo. Abbiamo dormito e la mattina dopo abbiamo preso il primo treno per tornare a casa. Ti lascio immaginare l’umore.
A questo punto ci vediamo dopo Natale, la neve non mancherà di certo. Ci sentiamo per gli auguri.

Un abbraccio.
W.

         Da:      l.graspa60@baitaspersa.it
Oggetto: R: R: R: Gita
      Data: 20 dicembre 2008 12:10:22 GMT+01:00
            A:   w.scialpi61@yahoo.it

Caro W.
sono molto dispiaciuto per la disavventura. Però vi avevo avvisato. In valle  i carabinieri sono inflessibili; troppa gente che beve, troppi schianti e troppi morti giovani. Potevate chiamarmi, venivo a prendervi io giù… Non voglio infierire, ma stamattina sono andato alla Punta Salata e ho fatto una discesa in neve fresca come non facevo da anni: ho sentito il prurito al cuore che mi prendeva  quando da piccolo giocavo con gli amici, nelle sere d’estate nei boschi sopra casa. E il prurito al cuore è roba da bambini o da innamorati, insomma una cosa  soprannaturale, cioè più che naturale. Non una cosa che capita spesso quando sei grande. Ululavo come un lupo mannaro a ogni curva inginocchiata, se mi sentivano… Comunque caro W. prendila con filosofia; l’inverno è lungo e la primavera, con tutta ‘sta neve sarà altrettanto lunga. Ci sentiamo per Natale. Faremo piani a breve.

Stai bene.
L.

         Da:      w.scialpi@yahoo.it
Oggetto: Natale
      Data: 25 dicembre 2008 16:28:31 GMT+01:00
            A: l.graspa@baitaspersa.it

Caro L.
buon Natale. Eccomi qua, passato anche questo Natale. Per fortuna. Ho fatto la solita vigilia con mia madre e la famiglia di mio fratello e il Natale a casa di Ermes. Da quando Elisa se n’è andata da casa, Ermes e il suo clan mi hanno adottato e le feste comandate le passo sempre con loro. Mia madre, poveretta, è sempre più assente; da quando papà non c’è più, passa ore davanti alla televisione e si rintrona con le peggiori trasmissioni. Anche quel po’ di pittura che faceva quando c’era papà, l’ha smessa. Si sta scollegando, L., sta staccando i contatti col mondo. E’ come se non accettasse più di farne parte. Basta, non è più il mondo di quando le cose erano belle e semplici, di quando ero giovane, sembra voler dire. E come darle torto…La bellezza è estinta, trionfa l’arroganza e l’apparenza e tutte le peggiori “nze” che ti vengono in mente: ignoranza, supponenza, scostanza, inconsistenza, maggioranza (dittatura della).   Sta di fatto che la mamma dimentica sempre più cose e si allontana, come una nave dal molo, lasciando solo un po’ di acqua in movimento tra sé e gli altri.  Che peccato L., allontanarsi soli anche quando si è in mezzo alle persone. Sai, penso che mia madre alla fine fosse sola anche quando c’era mio padre. Tu hai amato tuo padre, L. ? Io sì, ma non c’era mai. Mio padre non c’era nemmeno quando era a casa. Aveva sempre qualcosa di importante da fare. Di più importante. Importanza. Dimenticanza. Assenza. Ecco tre altre “nze” che non mi piacciono. Per questo mia madre ora è sola anche in mezzo agli altri. E forse per questo Elisa mi ha lasciato. Scusa, il Natale mi fa un po’ sempre questo effetto: ripenso al tempo andato. E mi viene un’altra “nza” che odio: lagnanza.  Da Ermes  è stato simpatico. Abbiamo scherzato continuamente sulla sua patente sospesa per un mese e sull’esame che dovrà ridare. Sua moglie e i figli hanno cercato di massacrarlo, ma lui ha usato una leggerezza Ju-Jitsu per ribaltare su di loro i colpi bassi. Ha stile in questo.  Il 21 siamo tornati a recuperare la macchina; ho guidato io e tutto è filato liscio… In effetti, avevamo pensato di chiamarti quella notte, ma era diventato molto tardi e poi il morale, soprattutto di Ermes, era sotto le solette degli sci. Pazienza, ci sarà presto un’altra occasione. A proposito, sei impegnato per la befana ?  Gli altri sono a casa con le famiglie, ma io posso muovermi. Fammi sapere.

Ciao, W.

P.S. Beato te per la tua discesa ululata e inginocchiata: sempre via di telemark, eh ? Comunque devo smaltire le abbuffate di questi giorni e domani salgo anch’io in Appennino per una gita. Ti dirò…

         Da:      l.graspa60@baitaspersa.it
Oggetto: R: Natale
      Data: 26 dicembre 2008 12:10:22 GMT+01:00
           A:   w.scialpi61@yahoo.it

Caro W.,
Buon Natale anche a te e a tutti quelli che conosco li giù.  Qui tutto bene, anche noi abbiamo festeggiato con un po’ di parenti, la mamma di Luisa, la Lina, che hai conosciuto una volta: quella che aveva la pensione Cristallo a Cadino fino a due anni fa. Forse la ricordi perchè qualche anno fa siamo andati a cena da lei e si è seduta con noi, alla fine, a bere grappa come un boscaiolo. Quella donna è forte; ha mandato avanti la pensione e allevato cinque figli, tutto da sola, col marito a fare il maestro di sci e a dar ordini inutili quando rientrava. Hai proprio ragione, W. le donne sembrano temprate da vite precedenti. Forse lo sono davvero.  Poi c’era mio padre. Per rispondere subito alla tua domanda: l’ho amato , sì, caro W. E lo amo tuttora. Anche se è un montanaro duro con la carne scolpita nella dolomia. Anche se mi faceva saltare lo sci per spaccare legna o sistemare il fienile. Anche lui ora è solo e quando posso me lo tiro vicino, anche se non è facile col suo carattere. C’ha sempre paura di disturbare e poi sta bene solo nei suoi boschi a far legna, ad avvistare animali, a raccogliere mirtilli o ginepro per far la grappa. E’ ancora forte nonostante i suoi settantacinque anni; è un po’ triste adesso che non ha più mia mamma per casa per baruffare, ma almeno non si lascia vivere. Un po’ va anche al bar, ma poi si stufa e torna nei boschi. Meglio così, ci sono dei vecchi ubriachi già alle dieci del mattino in paese. A volte io e Luisa ce li immaginiamo a vivere insieme, i due vedovi, ma l’immagine dura poco. Troppo diversi, troppo fresca la vedovanza. Troppo telenovela. Chissà, magari fra qualche anno…
Spero che la tua gita sia andata bene. Domani vado  a farmi un altro giro. E’ nevicato ancora, ha messo altri quaranta centimetri e fa freddo; scegliendo bene la cima c’è da ubriacarsi di polvere.  Ci sentiamo per la Befana. Io ho parlato con Hans per andare in val Gretta a fare il Bregòn.  Caso mai se decidi possiamo vederci all’imbocco della valle, è inutile che vieni fino a qui per poi scendere e di nuovo risalire dall’altra parte.

Ciao
L.

          Da:    w.scialpi@yahoo.it
Oggetto:    Natale
      Data:    31 dicembre 2008 10:33:26 GMT+01:00
            A:    l.graspa@baitaspersa.it

Caro L.,
eccoci qua, all’ultimo giorno dell’anno. Volevo farti gli auguri adesso, perchè stasera lo fanno tutti col cellulare e diventa un delirio. Poi ci sono i “serial messengers”, quelli che mandano gli sms  seriali. E magari non firmano nemmeno e a volte non sai chi cazzo sono perchè è gente che non senti e non vedi da anni. Insopportabili.  E allora auguri per l’anno che arriva, caro L., che la felicità scorra tra le tue ore e ti porti la tranquillità del giusto. Troppo biblico ? Forse, ma è quello a cui io miro. Che non vuol dire pace dei sensi, ma tranquillità di scegliere ciò che ti fa stare bene: un viaggio di sei mesi in Africa, leggere l’opera omnia di Pessoa, percorrere l’Italia a piedi, imparare a cucinare il cacciucco. Insomma aprire i pori della felicità e farla entrare come il vapore in un bagno turco. Altro che lavorare di più, come dice quel coglione del nostro premier.  Guarda che bei risultati il lavoro accanito, l’accumulo, la crescita forsennata fine a sé stessa…Quindi su le pelli e ozio creativo: c’è più nobiltà in una serpentina ben tracciata  che in tutti i consigli di amministrazione di questo mondo. Io stasera tiro un prosecchino con Ermes, Oliviero e famiglie e alla mezza insacco i violini, così domani mi faccio una sciata libidinosa.

W.
P.S. Forse viene anche la Laura della gita mancata col suo moroso. Strano no ?  Due giovinastri con degli stagionati come noi. Lui non lo conosce nessuno, ma lei è davvero carina e ci si ride parecchio.

         Da:      l.graspa60@baitaspersa.it
Oggetto: R: Natale
      Data: 31 dicembre 2008 16:35:58 GMT+01:00
           A:   w.scialpi61@yahoo.it

Caro W.,
grazie degli auguri. Anch’io te li faccio ora, che dopo devo spalare un po’ di neve (ne è venuta ancora) e aiutare la Luisa a preparare i canederli per stasera. Vengono un po’ di amici, Franz e Walter con le mogli e un po’ di altri che non conosci. I ragazzi stanno insieme giù a casa di Franz tutti insieme.  Stamattina è venuta giù una valanga, sotto al Ciaspòn. Era appena passato un gruppetto di scialpinisti della valle; per fortuna non è rimasto sotto nessuno.  Però dovevi vedere che fronte: sono volato su col soccorso, abbiamo sondato per tre ore anche se ci hanno detto che non c’era nessun altro in giro. Non si sa mai…Beh, cerca di star bene e non lavorar troppo che fa male. Ci vediamo alla Befana.

Un abbraccio, L.

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